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Sento nell’aria umida l’odore dell’erba tagliata da poco. Amo camminare scalzo sulla terra… e mi sento inebriare di gioia e di nostalgia in questa magica notte, così ricca di stelle.

Mi sembra quasi d’essere tornato bambino. Quando correvo a piedi nudi sull’aia della nostra casa, mentre la nonna mi chiamava per la cena, sorridendomi. E io capivo che in quel sorriso c’era tutto il suo affetto.

Non avrei mai creduto di poterlo rifare, di poter ancora correre accanto a te sul prato, anche se tu ormai non puoi più vedermi, né sentirmi…

Ormai usi le scarpe, e vestiti con la cravatta e forse nemmeno ricordi d’esser cresciuto calpestando le zolle della campagna abruzzese. Forse hai dimenticato d’esserti sdraiato tante volte ad assaporare il fresco sotto la grande magica quercia che cresceva altera a guardia del nostro casolare.

Era tutto così simile a qui, un mondo tanto diverso dalla città che conosci, un mondo che oggi mi appare pieno di luoghi magici da scoprire.

Ma anche allora… come poteva non sembrarmi magico il fienile quando veniva illuminato, come qui… come ora, dai raggi argentati della luna. E come potevo non aver voglia, la sera, di salire su quel carretto che usavamo, di giorno, per trasportare il grano al mulino se anche adesso, nonostante l’età e la tua posizione sociale tu sei lì, immobile, che osservi questo carretto per tutto e in tutto identico al nostro.

Ecco, ti avvicini, ti guardi attorno, sei certo di non esser visto… ci sali sopra, ti sdrai, e forse cominci a ricordare…

Immagini di quando col nonno spingevi il carretto verso il frantoio, quelle olive… quando a casa la nonna e le zie, le donne, preparavano la pasta per il pane che poi veniva cotto nel grande forno a legna… e quando arrostivano quei peperoni che tu avevi raccolto nell’orto e consegnato alla nonna con l’aria di chi ha fatto una prodezza. E venivi accolto con una carezza.

E certamente ricordi le sere, quando si rincasava dal frantoio con l’olio appena spremuto, quando ci mettevamo tutti a tavola e la nonna non faceva in tempo a benedire il pane appena sfornato che tu, bambino, avevi già inondato d’olio buono quei peperoni e quel pane.

C’era poco da mangiare allora, perché eravamo in tanti… eppure era bello stare tutti insieme, ridere insieme, parlare e recitare il rosario davanti al fuoco, sempre e comunque: tutti insieme.

Tu eri il piccolino della famiglia e ti sentivi orgoglioso d’esser nato proprio da tua madre, che era la più bella di tutte le sorelle…

Una ragazza di ventidue anni, bionda e bellissima… che nel gennaio del ‘43 ti mise al mondo in un paese di sogno. In un luogo in cui nessuno ti costringeva a lavorare, ma proprio per questo ti divertivi ad aiutare un po’ tutti. Adoravi andare con la zia Lucia a prendere l’acqua alla fonte con la concarella di rame…

E poi Manoppello, un gioiello arroccato su una collina e circondato da una corolla di tante alture che sembrano abbracciarlo e nasconderlo agli occhi dei cattivi.

Anche tu in questo momento, lo capisco dalla tua espressione, stai pensando a Manoppello e a Chieti, anche tu che sei fuggito da quel paese e che mi hai portato via con te… lontano dalla magia della nostra terra, dall’amore della famiglia…

Chissà se ricordi quando il nonno ci raccontava le sue storie di eroi e di battaglie, di viaggi e di magiche notti …in cui le anime che appartengono a mondi diversi, ma paralleli, possono ancora incontrarsi e parlarsi.

Oggi è una di quelle notti… Perciò potresti sentire la mia voce… Oggi, forse, risponderai alle mie domande…

Mario! Mario, mi senti?

Ecco, ti guardi attorno, forse senti qualcosa di nuovo…

Mario, Mario sono io, mi senti…

Ti guardi ancora attorno, ma non mi parli… sei ormai adulto, e gli adulti non credono nella magia di certe notti…

E’ già tanto se riescono ad apprezzare la bellezza della natura… è impossibile pretendere che ne capiscano anche la magia…

Mario, se mi sentissi vorrei dirti che non sono cambiato, che ho conservato intatti tutti i tuoi sogni di bambino, ricordi?

Volevi volare e l’hai fatto. Hai volato e hai conosciuto genti diverse di molti paesi… Ma non sei mai stato felice.

Anch’io ho volato! Da una campagna all’altra, ho conosciuto diversi contadini e ho fatto tesoro del loro sapere, e con loro ho visto e mangiato i molti frutti di terre diverse. Ogni volta che tu pensavi di ritrovare qualcosa di simile alla nostra terra, ogni attimo che ti sei illuso di rivedere la campagna di Chieti o di Manoppello, in un angolo lontano del mondo, in quei momenti c’ero anch’io, ero lì accanto a te e ti gridavo: “Torniamo a casa, la nostra terra è là, non devi cercare qui, lontano, qualcosa che ti aspetta da anni. Torniamo.”

Ma tu cercavi il tuo sogno, cercavi, volando da un capo all’altro del mondo, un paese… non capivi che in fondo volevi soltanto quel posto dove il sole sorge dalla Majella e, attraversando tutta la valle della Pescara, tramonta dietro il Gran Sasso… Forse, volando senza meta, ti sentivi simile a quegli eroi dei quali il nonno ci raccontava le gesta e gli avventurosi viaggi che li tenevano lontano dalla terra natia.

Ed è per questo che ti ho lasciato… Tu, il grande, l’adulto, il Mario arrivato che deve lavorare per conquistare, là in città, qualcosa d’ignoto… In quella bella città, con il mare e le colline… ma che rimane pur sempre e solo una città…

Là non potevo correre a piedi nudi sull’umida terra di notte… mi sembrava di morire…

Ricordi quella splendida giornata di sette anni fa? Siamo venuti qui, in visita, a trovare i tuoi amici…

E qui, in questa terra del Friuli, ho ritrovato il clima famigliare della nostra gente, qui vivono ancora coltivando la terra. Le sere d’inverno si radunano attorno al caldo tepore della stufa a legna, mentre nelle notti d’estate accendono la brace per arrostire i peperoni, raccolti dai bambini durante il giorno.

In questa terra, in alcune notti magiche, si accendono ancora i fuochi propiziatori e i vecchi la sera raccontano le loro avventure del tempo di guerra, della caccia e delle grandi tempeste che in passato distrussero i raccolti, del grande terremoto.

Quella domenica di sette anni fa sei tornato a casa, dicendo ai tuoi amici: “Ci vediamo fra una settimana.”  E io, il piccolo Mario, quello che ha conservato i tuoi sogni e i tuoi segreti… io sono rimasto qui. Tanto fra una settimana lui ritorna… Sono passati sette anni, perché la città è così, ti lega, t’incatena, ti trova mille cose da fare, per non lasciarti andare, per farti restare… perché lei lo sa che quando qualcuno riesce a fuggire, anche solo per qualche ora, poi è difficile che ritorni.

Ma oggi, se vuoi, puoi restare qui… Puoi far crescere la tua nuova figlia qui, farla correre nei prati, puoi regalarle un padre che le racconti le vecchie leggende dei nonni.

I figli dei cittadini passeggiano nello smog con le baby-sitter… tu sei figlio di contadini e la terra ti chiamerà sempre, ovunque andrai… potrai volare sopra le nuvole, ma non avrai mai pace, tranne che nei rari momenti in cui camminerai a piedi nudi sulla terra, su questa terra che ti chiama… Mario… Mario…

Smetti di volare intorno al mondo e cerca dentro di te. Prova a volare dentro il tuo cuore e ritrova gli antichi sentimenti.

Ma ora non puoi sentirmi. Ti sei addormentato sul carro, guardando le stelle, come facevamo da piccoli.

Domani il sole dell’alba ti sveglierà carezzandoti dolcemente il volto… E se davvero il nonno aveva ragione… e se davvero questa notte così ricca di stelle e di falò, è una notte magica e rara, allora in questo momento stai sognando l’Abruzzo, e forse da domani anche tu resterai qui, in questo bel Friuli ch’è tanto dolce, e simile alla terra nostra.

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