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Era tardi e tutti se n’erano già andati dal caffè, meno un vecchio seduto nella zona d’ombra che le foglie dell’albero formavano sotto la luce elettrica.

L’avevo notato altre volte quell’uomo dall’abito grigiofumo, un po’ dimesso ma dignitoso. Teneva sempre un cappello a falde larghe appoggiato sul tavolino e un bastone elegante tra le mani.

Una figura austera che sembrava d’altri tempi.

Quella sera mi sentivo un po’ giù e mi ero attardato più del solito. Forse avevo bevuto un po’ troppo.

Uscendo all’aria della notte rimasi subito colpito da quel vecchio solitario. Tanto estraneo quanto familiare.

Lo fissai con morbosa curiosità e mi resi conto che stava seduto in un posto pulito ben illuminato, sebbene occupasse un angolo riparato dalla luce diretta.

All’improvviso una lacrima irrefrenabile mi corse giù per la guancia accaldata. E finalmente compresi le ragioni di tanta intimità.

Mi sentivo solo quella sera, e avevo bisogno d’affetto. Quell’uomo d’altri tempi mi aveva riportato all’infanzia.

Quando mio padre c’era.

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