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Ci sono mille modi per esprimere la propria furbizia.

La prima variante, quella del finto imbecille, prevede che si passi un po’ da stupidi, ma in compenso non si pagano mai le tasse.

La seconda, la più diffusa nel nostro mondo, la chiameremo la variante del politico. In questa modalità, oltre alle mille cazzate che si possono raccontare (quasi) impunemente, c’è la copertura offerta dal popolo (bue) dei sostenitori e degli elettori.

E c’è poi una terza variante. Quella dell’imboscato o del finto invalido. Ovvero quella che si basa sul magna tu che magno anch’io. In base a questa modalità, che è piuttosto facile da realizzare, e non presenta rischi di sorta, devi essere incline a farti un po’ male.

Si fa così.

Accendi un grosso sigaro. Quando è ben acceso, lo immergi dalla parte della brace in una bella brocca di vino rosso. Dopo un’ora ti bevi il contenuto della caraffa, sigaro compreso.

Ti garantisco un’aritmia galoppante. Da riforma definitiva o, alla peggio, da servizi sedentari.

A quel punto, male che vada, una scrivania in fureria non te la leva nessuno. Neanche in caso di guerra.

Ma anche tu, alla fine, prenderai le tue medaglie. Potrai raccontare di aver fatto la guerra, e se anche non avrai mai visto la prima linea, poco importa. Avrai avuto il doloroso e non facile compito di cancellare tanti nomi di bravi ragazzi dai ruolini di compagnia. I caduti al fronte.

Ma tu resti vivo. Che in fondo è l’unica cosa che conta.

Poi da vecchio potrai sempre chiedere la pensione d’invalidità giustificandola con le numerose campagne effettuate. Tanto chi ti controlla. Perché gli altri, nel frattempo, saranno tutti morti.

Insomma, la furbizia paga sempre. Io, che notoriamente sono il più furbo, ho istituito una scuola ad hoc per insegnarla.

Ma al momento non si è ancora iscritto nessuno.

Mah… la cosa mi lascia alquanto pensieroso. E mi perplime non poco.

O forse non sono proprio il più furbo. Non saprei.

Ma sempre a proposito di modi per essere furbi, esiste anche una quarta variante, quella del combattente. Ovvero la variante della colomba di guerra.

L’unica modalità inclusa nel programma didattico della mia scuola.

Funziona così…

Tu decidi di andare all’attacco, perché hai visto che qualche commilitone è in pericolo e vuoi aiutarlo. O perché il generale, dalla sua poltrona nel bunker, te l’ha ordinato.

Tutti gli altri guardano. E fanno il tifo per te.

Tu vai avanti veloce perché ci credi. E a quel punto ti becchi una bella pallottola nel cuore. E quando muori te la prendi in quel posto. Perché nel frattempo è cambiato il governo e ti dicono che non ti danno la medaglia. Avevi sbagliato la parte dalla quale stare.

Se volevi la medaglia dovevi cambiare bandiera. E metterti sotto quella vincente.

Ma dove starà mai la furbizia nel farsi ammazzare?

Te lo dico io.

Se credi in quello che fai. Se riesci a essere sincero. Se hai fiducia nell’amico. Se sei capace di amare. Se promuovi il valore della lealtà. Se sai perdonare… allora muori.

Muori in libertà perché c’hai creduto. Perché nonostante il dolore per le tante ferite hai continuato ad avanzare.

Muori e vai in paradiso. Mentre i fessi, quelli che credevano di stare dalla parte giusta, e hanno ricevuto un sacco di medaglie, precipitano giù nel profondo. Dritti all’inferno.

In paradiso si mangia cioccolata a crepapelle. Si beve vino buono senza prendersi il colesterolo e senza ubriacarsi di brutto.

In paradiso puoi amare ed essere amato da tutte le persone che vuoi. Puoi ballare in tutte le discoteche della galassia. Puoi suonare divinamente qualsiasi strumento. Puoi possedere una ferrari testa rossa color celeste e una meravigliosa villa al mare, ma anche una bellissima baita in montagna.

In paradiso puoi possedere anche un inesauribile conto in banca. E puoi indossare abiti angelici firmati da stilisti celestiali.

All’inferno, invece, c’è un puzzo indiavolato di zolfo e di letame, e vieni costantemente preso per il culo da tutti quei coglioni che come te credevano di farla franca.

Ma nella mia scuola non ci sono allievi.

Peccato!

Forse non l’ho pubblicizzata abbastanza.

Io ne sono il direttore e l’unico insegnante. Ma sono solo. E spesso mi viene il sospetto di vivere tra le nuvole e di non essere sufficientemente furbo.

Se non avrò allievi a chi mai dedicherò il mio insegnamento e la mia leadership!? Temo che mi toccherà raccontarmela, cantarmela e suonarmela da solo.

Ma spero che il paradiso esista davvero. E che un giorno, Lassù, io possa almeno essere consolato.

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