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Scrivo per curare.

Mi piace stupire. Amo esprimermi e comunicare fino in fondo. Se poi c’è qualcuno che legge le cose che scrivo, mi sento gratificato al punto da provare l’euforia di chi beve forte.

Scrivo per commuovere. E per piangere.

Scrivo perché mi fa sentire vivo. E buono.

Le parole nascono dalla pancia, attraversano il cervello e fluiscono lungo il braccio. La mano compie il gesto e fissa le immagini sulla carta. Gli occhi guardano la mano che scrive. Il foglio si riempie di significato. E mi sento bene.

La ragazza del computer batte il manoscritto sulla tastiera. Io rileggo e correggo. Con una frenesia che serpeggia dal fegato alle tempie. Un’agitazione del bambino che deve partire il giorno dopo per le vacanze e va a dormire tardi per non lasciarsi sorprendere dal sonno.

Il bambino aspetta i doni del Natale come se provenissero direttamente dalla pancia della mamma.

Il manoscritto, trasformato in testo digitale, contiene i doni che mi faranno i lettori quando rideranno e piangeranno.

Ma io sono un bambino adulto e avido, e i doni non mi bastano mai. Qualcuno lo capisce e allora stampa il mio testo per conservarlo più a lungo. Nel tempo.

I più generosi scrivono un cenno di risposta. Sempre lusinghiero.

I sadici leggono e tacciono.

I bisognosi scrivono in privato per condividere. Per partecipare.

I masochisti invidiano in silenzio.

Scrivo per amare. E’ il mio modo di esistere per l’altro.

Scrivo per essere amato da tutti. E’ il mio modo di sentirmi abbracciato.

Scrivo per rubare l’affetto di chi legge. E rubo le donne degli uomini onesti che credono di non saper scrivere.

Scrivo per materializzare i sogni delle bambine ormai donne, diventate mamme troppo in fretta.

Scrivo per dare un volto ai dispiaceri degli uomini che soffrono. Per trasformare in lacrime il loro dolore.

Scrivo per fondermi con l’Universo. Per volare. Per nuotare. E per vivere.

Scrivo per non morire. Per illudermi di essere immortale. Scrivo per non separarmi. Per non lasciare mai. Per non essere abbandonato.

Scrivo per arrampicarmi sugli alberi. Per invocare il perdono di Dio.

Scrivo per sognare.

Mi aggiro a testa in su per i boschi dove crescono i racconti da narrare.

La luce filtra dall’alto e si divide in mille raggi. In ognuno milioni di granelli. Danzanti per l’attimo di luce, per svanire poi nell’ombra. In ogni granello un mondo.

Meraviglie che scopri quando corri a piedi nudi nell’erba.

Un albero per un racconto, una poesia per un lampone.

Una fragoletta e un mirtillo per un sogno d’amore mai vissuto.

Scrivo i sogni mai sognati. Offro l’affetto mai provato. Scrivo per cantare e per lenire il dolore mai sofferto dai prigionieri del pensiero.

Dono me stesso a tutti. Uomini e donne. E mi sento onnipotente. Per questo sono insoddisfatto. E torno a scrivere. Per dare. Per prendere.

Parole urlanti scritte per tacere… parole silenziose scritte per ascoltare.

Parole preziose.

Scrivo per guarire!

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