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Qui è proibito amare. In questo sito non c’è affetto.

La mia malattia è vergognosa. Perché i pazzi sono colpevoli della propria follia.

So che avere un piano è fondamentale. Il mio è carente perché sono senza un codice. Lo so.

Mi manca l’HTML.

Ma il mio progetto da qualche parte c’è. Forse nelle mani del dottore, raccolto nella mia voluminosa cartella clinica.

“Centrale è avere una figura di rilievo per formare una reazione a un comportamento attivo. Un padre magari…” Sussurra il professore.

Un padre?

Accesso negato!

Il padre può essere solo sognato. Il valore del sogno è grande. Specie se è spesso ricorrente. Ma noi schizofrenici non sogniamo. Deliriamo e alluciniamo. Non sogniamo mai.

Accesso negato…

Sì, deliro per le tette dell’infermiera.

Accesso negato.

E’ proibito desiderare.

La dottoressa è dura… cattiva come una non-mamma.

Ma oggi per fortuna viene il professore e ci farà parlare in gruppo.

L’Applet Java farà la sua apparizione e comincerà a girare. Almeno un po’.

I racconti del gruppo saranno interpretati come “fantasie inconsce tradotte nella dimensione motoria e proiettate nella realtà corporea.”

Il professore parla molto. Lui conosce bene il linguaggio di programmazione. Riesce a stupirmi e ad affascinarmi. Ogni volta. E seduce anche l’infermiera. Infatti gliela dà.

Metto dentro nella testa tutto il codice in disordine.

Vorrei essere come lui: vecchio, buono. E terribile. Un genio.

Il suo è un bel sito per davvero. L’infermiera lo sa bene. Infatti si connette.

“I comportamenti autoerotici, – dice il medico che scrive sulla cartella (quella che contiene il mio progetto) – questi comportamenti… rappresentano il risultato reificato della fantasia disturbata del paziente.”

Il professore naviga nella mia testa. E sulle tette dell’infermiera.

Accesso negato!

Le mie fantasie nascoste sono orientate al professore e all’infermiera. Ma nessuno le conosce, perché allucino e deliro.

“Dieci gocce di aloperidolo. Anzi trenta. Si percepisce un’accresciuta tensione interna finalizzata alla realizzazione di una scarica pulsionale. Il paziente ripropone riti infantili regressivi, e li esprime in forme agite. Ciò fa pensare a una crisi imminente.”

Oggi il gruppo naviga a vuoto.

E continua a girare. Perso nei labirinti della rete.

Nessuno può occupare lo stesso dominio più di una volta. Si può morire, ma non si rinasce. Io lo so.

“E’ necessario analizzarlo in profondità. Toccarlo per fargli male. Schiaffeggiarlo se necessario. Per terapia ovviamente.

Non per gusto.”

Il professore è saggio. E’ della vecchia guardia lui, e possiede domini a volontà. E si fa la bionda sulla sua scrivania.

Perché sa tutto. Anche quello che succede dentro la mia testa.

“I suoi atteggiamenti sono riconducibili a condizioni di difficoltà più generali, la sua sofferenza è inspiegabile attraverso la semplice attribuzione di significato meccanicistico. Qui si rischia l’insorgenza di una fastidiosa disorganizzazione della sua mappa di riferimento sociale.”

Il medico scrive, il professore sciorina l’algoritmo.

“La gravità del quadro clinico è grave.” Dice l’infermiera bionda, che sa farsi perdonare tutte le cazzate. Sbottonandosi la camicetta.

“Deve diventare indipendente rispetto al punto di riferimento inesistente ma rischia la disorganizzazione totale, – prosegue il mediconzolo – propongo di aumentare il neurolettico, oggi è sabato e andrà in angoscia. Elettroshock se necessario.”

“Da non dimenticare anche la flebo.”

“Ci vediamo lunedì.”

“Dove te ne vai per il fine settimana?”

“Forse al mare forse in montagna o forse a casa. Sono stanco.”

Con chi al mare in montagna o a casa? Con chi affondi l’arroganza tua nefasta?

“E’ in una condizione marasmatica che non gli consente di vivere una storia concreta e ben compiuta.”

Poi lui, il dottoronzolo, riferisce un proprio sogno. Un bel sogno da dottorino. Che si scopa l’inserviente.

Il mio browser lo raccoglie e lo mette là, nei preferiti.

“Ma caro collega, si metta il camice. Noi rivisitiamo le rovine archeologiche del malato, non quelle del medico. Non dovrà accadere mai più!

Non ci si deve confondere con gli psicotici, si metta il camice addosso e il fonendo attorno al collo. Si distingua. Altrimenti si vede qualcosa di sgradevole.

Lei è un dottore, non vorrà assomigliare ai matti… il malato ha stabilito una relazione transferale. Non lo vede?”

Arringa il professore.

E l’infermiera bionda, che delizia il professore, avrebbe forse voluto partecipare anche lei al sogno del dottorincolo: “Sì… una reazione transferale. Perché il padre non l’ha riconosciuto, e la madre l’ha rifiutato, insomma è figlio di ragazza e di un qualsiasi enneenne.”

Credo che l’infermiera navighi nel sito del professore, perché quando lei parla lui non replica. Annuisce e le respira giù nel petto. Mentre l’inserviente gira per il sito del dottoruccio. E tutti insieme navigano dentro la mia testa.

Anch’io, come il prof, guardo le tette della bionda. E anche il culo dell’inserviente.

Ma io sono un non-figliolo di ragazza non-madre.

“Contrappone una fiera resistenza agita al ricordo della vita che pur trascorreva liberamente laggiù. Ci passava gran parte dell’anno in manicomio. Tutto sommato ci stava meglio… più controllato. Faceva meno casino.”

Sì, lo diceva anche la mia non-mamma. Facevo meno casino quando stavo in manicomio.

“Mancando di stabilità e di riferimento, tutto gli si muove intorno e dentro.”

Interviene il dottore della cartella. Chissà in quale sito ama navigare lui. Forse tra le cosce della dottoressa.

Non ho stabilità, non ho una buona visione d’insieme. Ecco perché dipingo quadri incomprensibili. Non ho un dominio tutto mio.

La fantasia è realtà. La realtà è assai cangiante… io sono in piedi e respiro regolarmente. Ma la mia gola è secca per l’emozione. C’è lei di fronte a me. L’infermiera. E anche l’inserviente… E la dottoressa.

Mi sento soffocare, l’aria qui è irrespirabile per la temperatura molto elevata.

O Signore! Turpe la nascita mi colse di sorpresa. Quel bambino che stava nascendo era uguale al bambino che oggi è qui.

Sono io quel bambino che non ha mai potuto nascere. Non sono venuto mai al mondo.

Accesso negato!

Peccato.

Riprova…

Accesso negato.

Nascere sarebbe stato conveniente.

Invece sono condannato a vivere senza essere mai nato. E navigo col mio povero, piccolo browser scaricato gratuitamente dalla rete.

Cerco di non oppormi e di non danneggiarmi io da solo.

“Ha comportamenti autolesivi. Aumentare il voltaggio. Crede ancora di essere virtuale.”

L’infermiera croata è dolce come una sliva iz bosne.

La dottoressa dà tante medicine. L’inserviente pulisce tutti dal catrame. E lava le mutande.

Il primario dà voltaggio alla mia testa.

La segretaria non è certo il tipo che se ne sta alla finestra. Chissà quanti siti preferiti…

“Sarai matto ma non sei stupido. Sei più reale di me. Altro che virtuale…” Mi dice in faccia il medichetto.

“Non è stupido, mi creda caro collega. Alle dodici in punto s’incammini verso l’uscita. Ma non dimentichi di attaccarlo alla sua flebo. Il fine settimana è lungo.”

Sono in un sito senza dominio!

La dottoressa se la tiene in tasca la sua follia. Non la mostra mai a nessuno, e mette il camice per negarla. L’infermiera sbottona la camicetta fino all’ombelico. L’inserviente può chinarsi fino a mostrare le tonsille.

La nave al mio comando non scivola mai rapida sull’acqua e naviga solo per infrangersi nel buio dell’amperaggio nella testa. In un sito denso d’insidie e di scogliere.

La mamma… la mia non-mamma saluta mentre si abbarbica a quell’uomo.

Accesso negato.

No! Questo forse lo ricordo.

Sì. Fu allora che la mia solitudine cominciò per sempre.

E persi il mio dominio.

Accesso negato!

Mancano login e password.

Riprovare… riprovare… riprovare…

Oggi il professore dice che accampo pretese di analogie tra intelligenza e mal di testa.

Mia mamma, la non-mamma, ha le sue cefalee. La mia testa è un computer e il mio cuore è sigillato come una macchina a vapore. Che sbuffa senza amore.

Login e password… accesso negato… accesso negato…

Datemi un motore di ricerca che funzioni. Voglio il mio dominio. Almeno un Io.com.

Ma la dottoressa non ascolta. E’ chiusa come una non-mamma.

L’infermiera s’insudicia la pancia… l’inserviente mostra tutto… la segretaria se ne frega…

Accesso negato! Errore…! Accesso negato!

“E’ necessario rimettere insieme i cocci della sua personalità scissa e dissociata.”

Dice qualcuno.

Da qualche parte si gioca a scacchi contro me.

Io sono… ero bravo con gli scacchi. Vincevo sempre. Ma questi giocatori sono nemici dichiarati, se loro vincono io perdo.

Perdo tutto.

La tua pancia… mamma…

Inserire Login e Password!

Accesso negato… tutto negato.

La tua pancia era un portale assai perfetto. Mamma… perché non mi hai fatto mai più nascere.

Signore, ora dammi un mio dominio. E un nome… e una password d’accesso!

Voglio esser cancellato da questo luogo di non-vita, per rinascere da una mamma tutta vera e tanto buona.

Come Maria mia dolcissima.

E Dio santo e misericordioso. Per padre e per amico.

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