.

.

.

Forse la mia presenza la mette in agitazione. Ormai è grande, e mal sopporta le mie cure.

Ma dovrà imparare a cavarsela da sola.

Io non vorrei… ma dovrò uscire dalla sua vita.

Lentamente dovrà abituarsi a fare da sola. Deve farsene una ragione. Io stesso dovrò abituarmi all’idea.

Da piccola ha avuto una stimolazione ambientale piuttosto scarsa, perciò la sua vita interiore è scollegata. Dissociata. Non c’è da stupirsi se da grande ha dei comportamenti ribelli e stravaganti.

Quando fu scaraventata in questa città caotica la sua mente non ne ha tollerato il frastuono. E si è scompensata.

Ma io devo separarmi da lei. E’ difficile, lo so. Confesso che vorrei ancora starle accanto.

E anche lei vorrebbe avere ancora la mia assistenza e la mia guida.

La sua vita interiore, tuttavia, dovrà pur sbloccarsi, riprendere un filo. Una sua continuità. Altrimenti finisce che si perderà… e io stesso la perderò per sempre.

Appena un anno fa Jona era una bambinona graziosa. Il suo aspetto, da quella volta, non è cambiato granché. Ma è diventata strana nella personalità, un po’ fuori di testa, imprevedibile.

Se ne sta rannicchiata sulla poltrona come fosse una gattona. Col volto di fanciulla pulita, i nerissimi capelli raccolti a codino. Avviluppata nella sua bella vestaglia di seta grossa.

Elegante nel corpo, morbidamente sdraiata sul divano, fonde l’ebano della sua fantastica pelle con la seta arancio-salmone del kimono da sera. Armoniose risonanze di colori. Un intrigante profumo di sogno.

Ogni volta che accenna un movimento rapido, capita che una tettina finisca per straripare dalla scollatura, facendo un simpatico capolino.

Un triangolo bianco e ben levigato di candido pube occhieggia impertinente tra due morbide colonne di lucido nero.

Jona sta guardando un film in TV (come se ne comprendesse i dialoghi). In realtà non ci capisce una banana. Il suo italiano è ancora stentato.

“Vuoi uno spino?”

Le chiedo con premuroso affetto.

“Mhhh…?”

“Una canna…”

“No, grazie”.

Jona non stacca gli occhi dalla TV.

Sembra una fata. Una giovane pantera.

Mi chiedo che cosa proverebbe un uomo guardandola con occhi di padre o di fratello…

Ma io non sono suo padre, né suo fratello. Per fortuna.

Sono il suo protettore. E Jona è veramente una gran figa.

E’ ora di spegnere la TV.

E’ tardi.

“Devi prepararti cara, sono già le nove passate. Fra meno di un’ora dovrai raggiungere il tuo posto di lavoro. Sul marciapiede di Via Roma.”

.
.
.