.
.
.

Stanotte ho dormito da Re. E ho sognato da Pascià.
Di buon’ora mi sono destato dal sonno ma mi sono girato dall’altra parte per riposare ancora un po’.
Poi mi sono ricordato della stella mattutina e ho aperto gli occhi per cercarla. E ammirarla.
L’ho trovata in un angolo del cielo. Ancora alta sull’orizzonte.
Bella e radiosa. Come sempre.
“Astro splendente che impreziosisci d’aurora il pallido celeste!
Di lassù mi consoli co’ tuoi mutevoli raggi brillanti.
Sei l’oggetto più bello di tutto il firmamento.
Una generosa retroguardia d’un esercito di danzatrici luminose che accompagna la notte con spettacoli improvvisi, per la gioia di Noi Sovrani.”
Le stelle sono il seme dell’Universo. Il Signore le ha cosparse tra le zolle e nei campi. Per fecondare frutteti e praterie.
Questa mattina l’aria era un po’ fredda, perciò ho tirato giù dal cielo un filo blu, e me lo sono arrotolato addosso tante volte. Fino a farne una soffice coperta.
Così i miei pensieri si son sopiti nuovamente nel tepore. Mentre la stella del mattino, dai mille sapori fruttati, s’è appoggiata lievemente sulla mia fronte.
Un tempo lo faceva la mia nonna. Accostava le sue labbra sui miei occhi e mi sussurrava l’amore di mamma. Poi mi cantava le sue preziose canzoncine di campagna.
Mi sono riaddormentato così. E ho ripreso a sognare.
“Grandi farfalle volano sui fiori colorati. Dalle loro morbide ali variopinte scende una polvere dorata che va a posarsi sui fiori vellutati del prato.
I petali leggeri, toccati da quella magia, si mettono a danzare!
Le farfalle giganti si muovono con maestosa lentezza cospargendo con cura tutti i fiori delle aiuole.
Nello spazio profondo l’arcobaleno intreccia l’armonia dei colori con lo splendore della luce, mentre sinfonie sublimi annunciano l’alba dolcissima che pervade il cielo dorato.
Corde armoniose e brillanti di stelle filanti e d’arpe argentate, toccate da piccoli angeli, suonano insieme un concerto in Re. Solo per me.
Milioni di candide note. Cristalline e felici. Inondano d’amore il mio giardino regale.
Passerotti e rondinelle s’incontrano felici tra nuvole e fiori. Tortore e colombi passeggiano eleganti nei cristalli di rugiada.
So che tutto questo è per me.
Qualcuno deve aver gridato al mondo intero che sono stato buono, così il guardiano del giardino ha organizzato una festa in mio onore.
Ma io ho rubato. Ho bestemmiato e truffato. Ho picchiato il mio vicino.
Sono stato cattivo… Com’è possibile dunque…”
La campana della torre rintocca le sette. E’ venuta l’ora.
Devo levarmi dal trono.
Presto dovrò uscire da questo cartone, che mi ripara e m’avvolge, se non voglio che il vigile pensi che io stia ancora dormendo.
Ultimamente quel matto si diverte a sferrarmi dei forti calcioni nel didietro per sloggiarmi da quello che lui chiama “lo spazio di tutti”.
Ma a me questo giardino sembra una Reggia grandiosa. E m’appartiene. Perché sono Re.
Lo so, alla stazione si starebbe più caldi. Ma qui, nel mio orto fiorito, mi sento più forte.
Perché tra questi alberi e questi fiori, in questo paradiso di verde e di blu, sulle panchine dipinte di rosso, posso riposare e sognare come un autentico Re.

. . .