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Quanta fermezza nei tuoi occhi noisette… tabacco e caffellatte. Belli da terrore. Rari per colore, misteriosi per forma. Decisi.

Ma è al tavolo di presidenza che manifestano vera grandezza. Quando lo sguardo si fa duro.

“La seduta è aperta – il tuo viso si trasforma – sono le diciotto e trenta di sabato 21 marzo 2009 e constato la presenza in persona, o in rappresentanza per delega, della maggioranza dei condomini, i quali si configurano anche come la maggioranza in millesimi dell’intera proprietà. L’assemblea del condominio de’ Fiori può avere inizio.”

Accidenti… troppo spesso dimentico che anch’io sto qui, che vivo nel condominio de’ Fiori. Al numero tre di via de’ Fiori. In questa città di frontiera.

Che mangio qui… che dormo qui… che soffro qui… che entro ed esco da questa porta… sono cose che scordo facilmente, perché la mia mente è occupata da te. Vivo da solo ma respiro per te. Così frequento l’assemblea di condominio per vederti. Tu lo sai. Per ammirare i tuoi occhi belli e rari. Che malgrado tutto guardo con amore.

Sei di ferro, ma sei una donna. E ti amo. Perché i tuoi occhi nocciola sembrano finti, per quanto belli e pregiati essi m’appaiono.

Oggi è il ventuno. Equinozio per legge. Ma quest’anno l’evento astronomico è stato ieri. Quando la luce ha sconfitto l’oscuro, come dice l’astronomo. Ma in fondo al mio cuore è buio perenne. Perché vivo da eremita.

Così mi arrabatto a frequentare l’assemblea di condominio. E prendo spesso la parola per gettare zizzania tra i condomini. In modo che la riunione duri più a lungo e qualche volta anche fino al giorno dopo.

Così passo più ore con te Fruttidoro! Che sei bella e dominante.

Ma oggi c’è qualcosa di nuovo.

C’è più gente questa sera. Facce nuove e molto strane che si stagliano in questa sala che al massimo annoverava una decina di persone o poco più, fino all’ultima assemblea.

Sono i nuovi personaggi. Condomini stranieri e forestieri. Insomma… extracomunitari (EC). Tutti colorati, nel corpo, e nei vestiti e nelle parole. Negli occhi. Occhi nuovi da’ riflessi sorprendenti.

“Uscirai con me stasera Fruttidoro? Ti porto al Paradiso, mangiamo una pizza insieme e poi stiamo nel gazebo fermi come statue. Per guardarti dentro gli occhi… immobili davanti a un gin integrale e carsolino. Una bacca scura sul fondo del bicchiere e un po’ di zucchero incollato sul bordo colorato.”

Mi dirai ancora di no. Lo so!

Oggi comincia primavera, ma per me è primavera ogni volta che ti vedo. E guardo i tuoi occhi che mi parlano di… mi dicono che… non so.

Li amo perché sono occhi di bellezza e anche i capelli… quanta dolcezza… e i tuoi caldi jeans… e morbidi… Fruttidoro.

Ma stasera c’è qualcosa di cambiato. Sarà l’equinozio. Ma quanta dolcezza negli occhi suoi verdi… e quanta forza in quelli neri… quanto candore negli occhi celesti…

Stasera non c’è solo il nocciola.

Mi guardo attorno e vedo sfumature e cento profumi… e fiuto odori… differenti.

Ha un bel nome questo vecchio scatolone di borgata che si chiama de’ Fiori e ch’è soltanto un condominio. In via de’ Fiori numero tre. Ma che solo gli occhi tuoi noisette e i tuoi caldi jeans ingenti e sostanziosi d’abbondanza, sanno impreziosire… almeno un po’.

Anche tu sei luce e trasparenza. Ma quando ti siedi al tavolo di presidenza le tue cosce trabordano, la tua faccia si trasforma, i tuoi occhi s’accendono d’avana, e mutano d’incanto. Mentre tu diventi stronza!

Malvagità e nuove rughe compaiono sul tuo volto, rendendolo diverso… non brutto, ma cattivo e detestabile.

Hai letto un lungo ordine del giorno sulle tante difficoltà che i condomini italiani stano affrontando a causa della presenza di extracomunitari nella casa. E pensare che io non mi ero neanche accorto di loro. O forse sì… le avevo viste queste famiglie… avevo sbirciato nei loro appartamenti quando qualcuno entrava o usciva dall’uscio. E… ora che mi ricordo… ne avevo rubato immagini e voci e sapori… e calore.

Li avevo incrociati scendendo le scale al mattino e risalendole alla sera. I bambini sempre in braccio, o per la manina con papà.

Tutti sereni, educati, che dicono buongiorno e buonasera perfino quando sono adolescenti. Quelli che se sono italiani manco ti guardano e corrono giù a capofitto per le scale con le scarpe da ginnastica che puzzano d’aglio bollito. E di cotiche suine.

Qualche volta mi era sembrato d’indugiare troppo a lungo dentro quegli spiragli d’umanità che l’uscio appena aperto mi consentiva di assaporare, ricordo d’aver visto neri e bianchi raccogliersi in cerchio e pregare tutti insieme. Mentre io m’infarcivo la mia testa delle tue foto rubate dalla finestra semiaperta della tua camera da letto. Mentre ti spogliavi.

Loro pregano, e mangiano uniti. Neri e bianchi gialli e rossi forse anche di religioni differenti, al punto che a me è quasi venuta voglia di bussare e di chiedere di fare anch’io quella preghiera coi bambini con le braccia aperte e dai visi sereni… e angioletti e adulti con le mani giunte posate sulla fronte e mani unite sul petto.

Forse i cristiani si sono uniti agli indù e questi ai musulmani. Per pregare insieme affinché l’unico Dio del Mondo aiuti gli italiani a capire.

Ma Dio dev’essere molto indaffarato ultimamente. Perché la fata dagli occhi nocciola esordisce la seduta con rabbia da bestia feroce ingiungendo ai condomini ‘extracomunitari’ di attenersi alle regole. Di non ammorbare l’aria coi profumi dei loro fiori e delle loro pietanze e dei loro abiti aromatizzati e dei loro corpi che più puri non si può… insomma la fata, che d’ora in avanti chiamerò ‘strega’, ha ordinato l’assimilazione forzata. Pena l’espulsione dal condominio de’ Fiori. In via de’ Fiori numero tre. Italia.

Ma che cazzo di nome questo condominio! Ma quali fiori, quelli che ragazzi e ragazze portano ai piedi puzzolenti? O quelli che sono stampati sui jeans della strega e che decorano tutta quella polpa? O forse quelli che i mariti infedeli portano alle mogli fedifraghe?

No! Io non ci sto più, e mi alzo per il mio consueto intervento all’assemblea di condominio di via de’ Fiori. Ma questa volta è per gridare che non ci sto. E per chiedere l’abolizione del pensiero che dipinge di ‘diverso’ chi non è come lei…

Perché stasera ho scoperto che i ‘diversi’ siamo noi. Che come bestie feroci azzanniamo chi non ha e chi non può… chi è differente.

Così, con la mente trasparente e libera da ogni diversità, li ho invitati a presentarsi, e ho conosciuto la ricchezza delle loro differenze. Ho ascoltato Samir, e Alì, e Amara, e Aisha. E ho chiesto d’essere invitato a cena a casa di Kiyomi e di Mayumi che sanno cucinare quelle buone polpettine di melanzane, e poi ho chiesto di poter sorseggiare un the verde con Fatma, quella signora piccolina e madre di quattro bambini stupendi. E voglio pregare con Abha e Mohammad e prendere con loro il caffè, che lo sanno fare aromatico e buono.

Propongo di abolire le condomine che presiedono le assemblee facendo sfoggio di occhi nocciola e di una faccia da stronza, mentre ostentano grossi fiori colorati dipinti sul culo.

Io ho bisogno di famiglia e di calore, voglio l’affetto, quello che io stesso saprei dare e che da troppo tempo non ricevo. Lo scambierò con loro. Oggi. Che è il ventuno di marzo. E che è primavera. Così non sarò più solo.

Un giorno Fruttidoro invecchierà. Anzi è già vecchia. E le rughe che le vengono quando fa la stronza con gli EC, le rimarranno impresse sulla faccia a testimonianza indelebile della sua vera natura di bestia feroce.

A pensarci, però, anche lei vive sola. E forse è per questo che si spoglia accanto alla finestra offrendo un sadico spiraglio alla mia avidità.

Ora resterà senza niente, perché le mancherà anche la mia brama. Io mi unirò a quelli che pregano e mangiano e piangono, tutti insieme. Sarò accolto e non sarò più umiliato dai suoi ‘no’ perversi e arroganti. Non soffrirò più il rifiuto di quella stronza, che per troppo tempo ho chiamato Fruttidoro.

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Trieste, 9 febbraio 2010

Il menestrello

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